Pontifical Council for the Pastoral
Care of Migrants and Itinerant People

 

Messaggio per la Giornata Mondiale della Pesca

(21 novembre 2016)

 

            Dal 1998, il 21 novembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Pesca per sottolineare l’importanza di preservare gli oceani e la vita marina che dà nutrimento a miliardi di persone nel mondo e opportunità di impiego ad oltre 50 milioni.

            Nella Lettera enciclica Laudato Sì, Papa Francesco menziona alcune delle minacce alle risorse marine naturali che ne provocano la distruzione: Molte delle barriere coralline del mondo oggi sono sterili o sono in continuo declino: ‘Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?’[1]. Questo fenomeno è dovuto in gran parte all’inquinamento che giunge al mare come risultato della deforestazione, delle monoculture agricole, dei rifiuti industriali e di metodi distruttivi di pesca, specialmente quelli che utilizzano il cianuro e la dinamite” (n. 41). Poiché si tratta di un patrimonio comune dell’umanità, Papa Francesco interpella ciascuno di noi a “ ... collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità (n. 14).

            Per questo motivo, attendiamo con impazienza l’attuazione dell’Accordo sulle misure dello Stato di approdo intese a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (PSMA), adottato come trattato FAO nel 2009. Dopo vari anni di sforzi diplomatici, esso è finalmente entrato in vigore il 5 giugno scorso ed è attualmente giuridicamente vincolante per i 29 Paesi e l’organizzazione regionale che l’hanno firmato[2]. Mediante l’adozione e la messa in atto di misure effettive dello Stato di approdo, tale accordo (PSMA) è il primo trattato internazionale obbligatorio inteso a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), un problema ambientale importante che provoca gravi danni economici e rappresenta una minaccia alla sicurezza alimentare di numerosi Paesi[3].

Tuttavia la nostra preoccupazione non si limita alle risorse marine. È ampiamente riconosciuto che l’industria della pesca è tra le più pericolose al mondo per i frequenti incidenti sul lavoro e l’elevato tasso di mortalità. In questa Giornata Mondiale della Pesca, vogliamo pertanto richiamare l’attenzione anche sui numerosi pescatori che vivono situazioni di sfruttamento ed abuso.

Purtroppo non è a tutti nota la tragica realtà in cui, nell’industria della pesca, centinaia di migliaia di migranti interni/transnazionali sono vittime del traffico di esseri umani e destinati al lavoro forzato a bordo delle navi da pesca.

Ciò è favorito da una rete di organizzazioni criminali e individui che sfruttano persone che provengono da situazioni di miseria e sono alla disperata ricerca di un lavoro che possa aiutarli a spezzare il cerchio della povertà. Essi, invece, finiscono per cadere vittime della tratta e della schiavitù per debiti, spesso senza alcuna via di uscita. Questo perché le navi da pesca restano lunghi periodi in mare (che vanno da alcuni mesi a diversi anni) e ciò rende difficile, per non dire impossibile, per le vittime di questi crimini denunciare tali situazioni.

In risposta all’appello di Papa Francesco: “La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre alle singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale”[4], noi, come Chiesa cattolica, ci rivolgiamo nuovamente ai Governi affinché ratifichino la Convenzione dell’Ufficio Internazionale del Lavoro sul Lavoro nella Pesca del 2007 (ILO, n. 188), per creare un ambiente sicuro a bordo delle navi da pesca e migliori condizioni di benessere per i pescatori. Nell’ottobre 2016, la Convenzione è stata ratificata da nove Stati costieri[5], e quindi occorre ancora la ratifica di un solo Paese perché possa entrare in vigore.

Mentre esprimiamo la nostra gratitudine ai cappellani e ai volontari dell’Apostolato del Mare per la loro dedizione e il loro impegno, li invitiamo ad essere vigili e ad intensificare la loro presenza nei porti di pesca, al fine di identificare e soccorrere le vittime della tratta. È altresì necessario che l’Apostolato del Mare lavori a più stretto contatto con i responsabili delle comunità di pesca per educare e prevenire la tratta di esseri umani proponendo alternative possibili di lavoro e sussistenza.

Maria, Stella Maris, continui ad essere fonte di forza e protezione per tutti i pescatori e le loro famiglie.

 

Antonio Maria Card. Vegliò

Presidente

                                                                                           

                                                                                     P. Gabriele Bentoglio, cs

                                                                                               Sotto-Segretario





[1] Conferenza Episcopale delle Filippine, Lettera pastorale What is Happening to our Beautiful Land? (29 gennaio 1988).

[2] Australia, Barbados, Cile, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Unione Europea (come organizzazione membro), Gabon, Guinea, Guyana, Islanda, Isola Maurizio, Mozambico, Myanmar, Nuova Zelanda, Norvegia, Oman, Palau, Repubblica di Corea, Saint Kitts e Nevis, Seychelles, Somalia, Sudafrica, Sri Lanka, Sudan, Tailandia, Tonga, Stati Uniti d’America, Uruguay et Vanuatu.

[3] La pesca illegale rappresenta fino a 26 milioni di tonnellate di pesce l’anno, cioè più del 15% della produzione annua totale di pescato nel mondo.

[4] Discorso di Papa Francesco ai nuovi Ambasciatori accreditati presso la Santa Sede in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali, 12 dicembre 2013.

[5] Angola, Argentina, Bosnia ed Erzegovina, Congo, Estonia, Francia, Marocco, Norvegia, Sudafrica.