Pontifical Council for the Pastoral
Care of Migrants and Itinerant People

  

Messaggio per la Giornata Mondiale della Pesca

(21 Novembre 2014)

 

“La pesca è un’attività umana tra le più antiche e difficili, generalmente mal retribuita e poco gratificante. Le forme di pesca sono tanto numerose e multiformi quasi quanto i tipi di pesce. Come tutti i marittimi, i pescatori trascorrono in mare la maggior parte del tempo e ben poco con la loro famiglia; inoltre, dato il loro modo di vita, sono spesso emarginati e privati della cura pastorale ordinaria[1]".

 

In occasione della celebrazione annuale della Giornata Mondiale della Pesca, l'Apostolato del Mare (AM) Internazionale desidera richiamare l'attenzione sul settore della pesca, che fornisce lavoro e sussistenza a circa 58,3 milioni di persone, di cui il 37% vi lavora a tempo pieno.

In questa giornata, vorrei rivolgere un appello all’Apostolato del Mare nazionale e locale affinché si rinnovi l’impegno per stabilire una presenza significativa nei porti di pesca e si sviluppino programmi specifici volti a rendere i pescatori e le loro famiglie parte integrante della comunità cristiana locale, dando loro l’opportunità di esprimersi e di presentare le loro esigenze senza essere isolati.

 

Ratifica della Convenzione sul Lavoro nel Settore della Pesca (2007) C 188

La pesca è riconosciuta come una della professioni più pericolose al mondo, con centinaia di vite perse in mare ogni anno e molte più coinvolte in incidenti sul lavoro. I pescatori possono essere facilmente sfruttati, maltrattati e diventare vittime della tratta e del lavoro forzato, come è stato riportato e documentato dai mass media.

Una volta ratificata, la Convenzione sul Lavoro nel Settore della Pesca (2007) C188, adottata in occasione della 96a Conferenza Internazionale del Lavoro dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), rappresenterà uno strumento utile, se non per sradicare completamente queste condizioni, almeno per migliorarle apportando protezione e benefici maggiori. È un dato di fatto che gli obiettivi della Convenzione consistono nell’assicurare che tutti i pescatori impegnati nelle operazioni di pesca commerciale beneficino di dignitose condizioni di lavoro a bordo, per quanto riguarda l’alloggio e l’alimentazione, la sicurezza sul lavoro e la protezione sanitaria, le cure mediche e la sicurezza sociale.

La Convenzione entrerà in vigore 12 mesi dopo che l’avranno ratificata dieci Stati membri, otto dei quali costieri. Ad oggi, la Convenzione sul Lavoro nel Settore della Pesca, 2007 (n° 188), è stata ratificata dai seguenti Paesi: Argentina, Bosnia-Erzegovina, Congo, Marocco e Sudafrica.

È necessario che l'Apostolato del Mare in tutto il mondo continui a insistere a livello regionale e nazionale per la sua ratifica. Dovrebbero essere organizzati incontri, simposi e gruppi di studio per informare, illustrare ed esporre ai governanti, ai pescatori e alle organizzazioni di pescatori la struttura e il contenuto della Convenzione e farla ratificare. Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto, i pescatori continueranno ad essere maltrattati e sfruttati e a morire in mare.

 

Un nuovo approccio alla pesca

I nostri oceani e le loro risorse sono sottoposti ad una pressione senza precedenti. Un rapporto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) dichiara che il 30% degli stock di pesce del mondo sono attualmente sfruttati in eccesso, sono esauriti o in fase di ricostituzione.

Tutto ciò è dovuto ad una serie di fattori quali: la cattura accidentale di alcune specie (mammiferi marini, uccelli marini, tartarughe, ecc.) ad opera delle attrezzature di pesca e il fatto che gli scarti del pescato vengono ributtati in mare perché ne è vietata la vendita o non hanno sono valore commerciale. La pesca a strascico in particolare, ha anche un impatto diretto sull’habitat in cui essa avviene. A tutto ciò dobbiamo aggiungere i cambiamenti climatici, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), l'inquinamento e l'uso di dinamite e cianuro.

Da tempo immemorabile, la pesca è stata fonte di nutrimento per l'umanità e ha apportato un contributo fondamentale alle economie dei Paesi di pesca, dando impiego a milioni di persone in tutto il mondo e nutrendone milioni di altri. Tuttavia, poiché abbiamo raggiunto una situazione critica, è necessario praticare una pesca responsabile e rispettare la natura; il rischio è che in un prossimo avvenire, le numerose comunità costiere la cui sopravvivenza e la cui economia dipendono dalla pesca, perderanno la loro fonte di sussistenza. Come ci ricorda Papa Francesco: Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il creato. […] Questo è il peccato nostro: di sfruttare la terra e non lasciare che lei ci dia quello che ha dentro, con il nostro aiuto della coltivazione[2]”.

 

La Vergine Maria, spesso pregata e invocata con diversi appellativi dai pescatori e dalle loro famiglie, continui ad estendere la sua materna protezione a tutte le comunità di pesca e a sostenere i cappellani e i volontari dell’AM impegnati in questo apostolato.

 

Antonio Maria Cardinal Vegliò

Presidente

 

 

X Joseph Kalathiparambil

   Segretario





[1] Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Manuale per Cappellani e Operatori Pastorali dell’Apostolato del Mare,  2008.

[2] Papa Francesco, Incontro con il mondo del lavoro e dell’industria, Aula Magna dell'Università degli Studi del Molise (Campobasso), 5 luglio 2014